Una vacanza e un piano editoriale sono più simili di quanto pensi
Entrambi nascono perfetti su un foglio e sempre entrambi crollano al primo imprevisto. Ma guarda un po’… esattamente lì iniziano a funzionare!
C’è un aspetto peculiare per cui una vacanza e un piano editoriale sono identici: la pianificazione.
Da una parte tu con le schede aperte del browser – voli, mappe, “cosa vedere a Lisbona in 17 minuti e mezzo“ – e la sensazione inebriante di avere tutto sotto controllo. Dall’altra, sempre tu con il calendario editoriale appena compilato: caselle colorate, rubriche con i nomi carini, formati alternati con la precisione di un orologiaio svizzero.
In entrambi i casi stai vivendo il picco massimo di soddisfazione dell’intera esperienza. E in entrambi i casi non lo sai ancora.
Perché poi la vacanza inizia. E il piano editoriale pure.
Quello che ti raccontiamo oggi è un piccolo gioco di specchi. Cinque situazioni che hai vissuto in viaggio almeno una volta e che, sorpresa sorpresina, stai vivendo identiche anche mentre prepari il PED del mese più torrido dell’anno.
🏖️ Leggila come va letta: è una lettura estiva, per nulla frettolosa, da abbinare magari con qualcosa di fresco a portata di mano.
L’itinerario senza soste (ovvero: il PED che non respira)
Sei città in cinque giorni. Sveglia alle 6:00 in punto per ottimizzare la mattinata. Che, poi, se ti svegli alle 8:00 non si è mai capito cosa succeda di male. Il pranzo calcolato in 35 minuti tra il museo e la cattedrale. Ohhh margine di errore, questo sconosciuto.
Sulla carta è una vacanza, nella pratica è un turno di lavoro con più umidità. Il risultato lo conosci: torni a casa che ti serve una vacanza dalla vacanza. Hai visto tutto e non ti sei godut@ un tubo, però non lo dirai mai ai tuoi amici.
Ora guarda il tuo piano editoriale. Cinque post a settimana, tre piattaforme, due rubriche fisse, le storie quotidiane perché sennò l’algoritmo si offende. Sulla carta è ambizione. Nella pratica è il motivo per cui a ottobre odierai i tuoi stessi contenuti.
Un PED fitto all’inverosimile non è un PED ambizioso: è la versione professionale del tanto ci riposiamo quando rientriamo a casa. E, proprio identico all’itinerario senza pause, produce lo stesso identico effetto: bruci le tappe, e pure te stess@, senza rendertene conto.
La soluzione, in viaggio come nel feed, ha un nome poco glamour: pause programmate. Caselle vuote. Giorni senza niente in scaletta, proprio quei giorni per far decantare le energie e le interazioni. Non sono buchi nel piano. Sono il piano.
Il ristorante con il menù in quattro lingue (ovvero: il post che sa di finto)
Lo riconosci da lontano. Vista mare, tavoli apparecchiati alla perfezione ma con quel sentore di già visto in centinaia di altri luoghi. Il cameriere che ti invita a entrare, menù plastificato con le foto dei piatti con ancora il watermark e le bandierine a decorazione. Tutto formalmente corretto. Tutto tranne una cosa: l’anima.
Nota a margine: la lasagna, puntualmente, sa di congelatore.
Il post programmato-troppo-programmato è la stessa trappola per turisti. Il trend agganciato con dieci giorni di ritardo. La frase motivazionale messa in scaletta tre settimane prima perché un cuggggino sostiene che il martedì funziona l’ispirazionale. Il contenuto giusto, nel formato giusto, all’orario giusto, che però al pubblico arriva come la lasagna di cui sopra: tecnicamente ineccepibile, umanamente scongelato.
Il tuo pubblico lo sente, sai? Esattamente come tu senti il ristorante per turisti prima ancora di sederti. Non saprebbe spiegarti cosa c’è che non va. Ma passa oltre.
Il che non significa che programmare sia il male, piuttosto che la programmazione è la logistica, non il viaggio. Ogni calendario deve prevedere l’imprevisto o lo spunto spontaneo, altrimenti che gusto c’è? In fondo prenoti un volo con mesi di anticipo. Però tutti sanno che il ristorante lo scegli quando sei lì, fiutando l’aria.
Il vicolo sbagliato (ovvero: il contenuto migliore non era in scaletta)
Ora però ribaltiamo lo specchio. Perché il ricordo più bello della tua ultima vacanza – confidaci nei commenti se ci abbiamo preso – quasi mai era nell’itinerario pianificato a tavolino.
Era il vicolo preso per sbaglio cercando il bancomat. La trattoria con tre tavoli consigliata dal tabaccaio. Il temporale che vi ha costretti in quel bar dove poi siete rimasti quattro ore. Nessuna guida lo prevedeva. Nessun creator l’aveva recensito tra le cose nascoste che dovresti assolutamente provare. Eppure è l’aneddoto che racconti a tutti da mesi.
Nel piano editoriale funziona praticamente uguale, ed è quasi imbarazzante quanto: il contenuto fatto e finito in 10 minuti perché quel giorno avevi davvero qualcosa da dire spacca, e il carosello che si è rubato 10 giorni di lavoro passa in sordina. E magari la risposta d’istinto a un commento – informale, quasi da WhatsApp – diventa il post più condiviso del mese.
La verità è che l’imprevisto non si può programmare, per definizione. E come SMM o come persona che con i social ci bazzica puoi solo accettarlo. E magari fare una cosa molto concreta: lasciargli il posto a tavola. Anzi, un consiglio creativo. Assegnagli una casella a settimana che nel PED si chiama boh, si vedrà. Sembra poco professionale etichettato in questa maniera. E allora? Noi sappiamo che è la casella da cui, con buona probabilità, uscirà il tuo contenuto migliore del mese.
Se ti stai chiedendo come si costruisce un piano che regge senza soffocare, la guida lunga esiste già. Mettila in valigia per il rientro. 👇
Creare un piano editoriale: i 5 pilastri
Se lavori nel mondo dei social media, saprai bene quanto sia importante creare contenuti coinvolgenti e significativi per la tua audience. Ma come fare per pianificare i post in modo efficace? La risposta è semplice (ma non facile!): creare un Piano Editoriale.
La lista dei “posti da vedere assolutamente” (ovvero il PED scritto per gli altri)
C’è un altro classico da viaggio: la coda di due ore per il punto panoramico visto ottocento volte su Instagram. Quel Reel l’hai salvato mesi fa e l’intera vacanza ruota intorno a quel contenuto. Così arrivi, scatti una foto identica a quella di tutti, riparti. Non lo volevi davvero vedere: sentivi di doverlo vedere.
Adesso apri il tuo calendario editoriale e contali uno a uno. Sì, proprio i contenuti-coda-per-il-panorama. Il format che fanno tutti nel tuo settore e quindi, molto semplicemente, va fatto. La rubrica che non ti diverte da mesi ma ormai è partita. Il video su quel tema che non ti interessa, ma se ne parla, quindi eccoti lì in fila.
Una vacanza costruita sulle aspettative altrui e un piano editoriale costruito sui contenuti degli altri hanno lo stesso identico problema: alla fine non si capisce più chi c’è dietro. E il pubblico, che i punti panoramici fotocopia li ha già visti ottocento volte pure lui, cerca esattamente il contrario. Ricordi il tabaccaio che ti manda nella trattoria con tre tavoli?
Le foto del rientro (ovvero: i dati, ma con calma)
Ultimo specchio, il più sottovalutato.
Il momento in cui una vacanza rivela cosa ha funzionato davvero non è durante. È dopo, quando riguardi le foto: ti accorgi che le giornate migliori erano quelle mezze vuote, che della sesta città (la numeri perché il nome adesso ti sfugge) non hai nemmeno uno scatto decente, che il budget è evaporato in cose che manco ricordi.
E l’anno dopo, senza nemmeno pensarci, pianifichi diversamente.
Con i contenuti è lo stesso rito, solo che le foto si chiamano dati. Cosa ha tenuto le persone incollate, cosa è passato nel silenzio generale, quale casella “boh, si vedrà“ ha mandato in KO tecnico tre settimane di programmazione e 13 meeting generali. Però, chiariamoci: non serve farlo ogni giorno con l’ansia al collo. Serve farlo come si riguardano le foto di un viaggio – lacrime di nostalgia escluse: con calma, tutto insieme, capendo cosa rifare e cosa no
E come per le foto, aiuta averle già in ordine invece che sparse in dodici cartelle. Coff coff… hello?
👉 Not Just Analytics è l’album già impaginato dei tuoi contenuti, con i risultati di ogni post a colpo d’occhio e le azioni da mettere in pratica per migliorare la situa. Però facciamo che lo apri al rientro e non sotto l’ombrellone? Prometti?
Un souvenir omaggio
Se proprio dobbiamo comprimere questa guida dal sapore di sale in una frase da magnete del frigo, eccola.
La vacanza perfetta, come il PED perfetto, non esiste. Però, se hai abbastanza fortuna, troverai viaggi e PED con una struttura capace di non perdersi per strada e abbastanza flessibilità da farci entrare la vita.
Pianifica il volo. Lascia libero il resto.
Take care, ovunque tu sia. E se sei sotto l’ombrellone, non farci venire a controllare: metti la crema. 🫶







