L’unico algoritmo che devi imparare a conoscere è il tuo pubblico
La verità è che l’algoritmo (non sempre) ti odia. A volte stai solo parlando alla stanza sbagliata.
Affrontiamola a muso duro.
Hai mai provato a spiegare a tua mamma che lavoro fai? E quando l’hai spiegato a tua nonna… com’è andata?
Se ti è uscita una frase tipo “Faccio strategie, controllo insight e misuro KPI” e nei loro occhi hai visto il vuoto cosmico seguito da “Ok tesoro, ma mangi abbastanza?”, non temere. Non sei tu, è che state parlando due lingue diverse.
Sui social funziona allo stesso modo:
per essere compresi dobbiamo farci capire
e per farci capire dobbiamo parlare una lingua comprensibile da chi ci ascolta
Tradotto: ogni pubblico ha il suo linguaggio.
E qui arriva la parte scomoda: spesso “non performa” non significa “shadowban”. Significa sto parlando nel vuoto, ma con un font fighissimo.
L’algoritmo non premia chi segue le regole
Premia chi sa parlare al proprio pubblico. E questo fa male.
Ci piace immaginarlo come un giudice severo che valuta ogni mossa. In realtà è molto meno romantico di così. L’algoritmo capisce una cosa sola: quando le persone restano, reagiscono, commentano, salvano, condividono.
E sai quando lo fanno? Quando si sentono viste.
Non quando rispetti tutte le best practice. Non quando usi il formato giusto, anche se aiuta. Non quando pubblichi all’orario perfetto (o non soltanto).
Ora vuoi ammettere con noi che non esiste “IL pubblico giusto”, ma esiste il TUO pubblico? Questo implica ripensare il modo in cui comunichi. Non devi essere perfett@ nel senso che segui le regole. Devi essere riconoscibile.
Questo popò di verità l’abbiamo condensato in 4 idee semplici (ma non facili). Divertiti a leggerle. 😎
1) Non esiste il pubblico giusto, esiste il tuo pubblico
L’abbiamo già detto. Ora facciamo un tuffo in profondità.
Il pubblico ideale non è una folla educata che applaude alle tue CTA come scimmiette ammaestrate. E soprattutto non è un gruppo omogeneo pronto a dirti sempre sì. È composto da persone reali, con:
poco tempo
poca pazienza
troppe alternative
un linguaggio preciso, pieno di riferimenti, meme del cuore, ironia, parole preferite e parole bannate
Quindi invece di domandarti come piacere a tutti, inizia a chiederti a chi vuoi essere utile, e in che modo.
Adesso fermati e rileggi. Se anche solo una risposta suona troppo vaga, sei ancora in modalità nebbia. Frasi come “per chi vuole migliorare la propria comunicazione” non dicono nulla. Lì, stai ancora cercando di non escludere nessuno. E sorpresa: di conseguenza non stai includendo nessuno.
2) La coerenza batte la perfezione
Hai mai sentito parlare del salmo dei SMM?
La perfezione è una maschera di carnevale.
La coerenza è un volto.
La perfezione ti fa perdere una montagna di tempo e rende i tuoi contenuti troppo generici. Te ne accorgi quando ogni post sembra fatto da un’altra persona.
La coerenza, invece, crea un effetto potentissimo di riconoscibilità.
Bada bene: coerenza non significa ripetere sempre la stessa cosa. Significa:
condivisione di un mondo
valori simili
stessa identica promessa che vi fate
stessa energia nel combattere le vostre battaglie comuni
In fondo se il tuo pubblico non riesce a immaginare l’esperienza che vivrà con te, difficilmente riuscirà ad affezionarsi. Ti consuma, come un pacchetto di patatine, poi passa oltre.
Se la risposta è incerta, forse non ti serve un nuovo format. Ti serve più identità. E un pizzico di coraggio in più.
3) Meglio piacere molto a pochi, che poco a tanti
Volere fare numeri è umano. Ma fare numeri senza identità è un’altra cosa.
È come organizzare una festa e riempire una casa di persone che non conosci. Prima o poi ti stanchi, e magari si presentano anche a mani vuote.
Dal punto di vista strategico è ancora più semplice: piacere poco a tanti porta follower tiepidi.
Piacere molto a pochi porta invece:
commenti digeriti e ragionati
condivisioni
community solida
fiducia
conversioni senza implorazioni
Vista da questo punto di vista, la nicchia non è una gabbia. Pensala come a un fuoco attorno a cui la gente si può fermare. E restare.
4) Il linguaggio giusto trasforma i follower in community
I follower non sono numeri con un pollice. La community è la tua tribù: non una metrica, ma una relazione.
Con una differenza strategica e pratica, più che mistica. Quando trovi il linguaggio giusto:
le persone si sentono dentro
e fortemente accettate
chi legge capisce al volo le tue battute
usa, anzi, magari proprio le tue parole
e ti difende quando serve (shit stom anyone?)
ti corregge quando sbagli in modo costruttivo, senza distruggerti
Il linguaggio giusto è un patto non scritto. E si sa, i patti creano appartenenza.
Ma da dove partire se proprio sei a corto di idee? 👇
Quattro casi di successo
Qui sotto non c’è solo un po’ di ispirazione.
Questi 4 brand sembrano soltanto fare i simpatici, ma in realtà sono fo#️⃣#️⃣utamente dei geni della comunicazione. Per un motivo molto semplice: non cercano di piacere a tutti.
Studiamo cosa fanno e, soprattutto, cosa possiamo rubacchiare da loro.
Duolingo: l’ironia come motore di abitudine
Il tone of voice simpatico di Duolingo non è che abbia bisogno di presentazione. Ed è incarnato da un gufo che ti perseguita con amore vagamente tossico.
Ma cosa fa davvero, sotto la superficie dei post?
Prende un problema reale, cioè la costanza nello studio in cui tutti noi fatichiamo
Lo trasforma in narrativa. Ricordi il gufo che ti giudica male?
E alla fine rende la colpa un gioco al posto di una predica.
Questo è il punto.
Il loro pubblico, una Gen Z che fatica a impegnarsi ma ama l’ironia auto-consapevole, non vuole essere rimproverato. Vuole essere coinvolto. Quindi prendi e porta a casa: se il tuo prodotto richiede disciplina, la disciplina va raccontata, non richiesta.
Cosa puoi rubare subito (legalmente)
Se il tuo servizio è difficile:
inventa un personaggio, che sia un antagonista o una voce
trasformalo in micro rituali ripetibili
usa ironia e ripetizione come colla
Prego, eh.
MySecretCase: diretto, mai volgare
MySecretCase ha fatto una cosa che molti brand non hanno il coraggio di fare: ha scelto un linguaggio adulto. E non è facile, perché sul tema intimità si rischia concretamente di scivolare in due burroni:
medicalese freddo
volgarità da spogliatoio
Loro invece stanno nel mezzo con un tono riconoscibile a chiunque: chiaro, elegante e pure inclusivo. Ma soprattutto fanno una cosa fondamentale: normalizzano.
Ecco facilmente spiegato perché il pubblico social li adora. Chi cerca informazioni sulla sessualità senza imbarazzo e con serietà, prima o poi finisce qui. Insomma, quando parli di temi delicati, il tono è parte del prodotto.
Cosa puoi rubare subito (legalmente)
Se lavori su temi sensibili:
scrivi come se stessi parlando a un amico intelligente, non a un paziente
evita l’ironia contro le persone, prova invece con l’ironia contro i tabù
educa senza fare il prete
Ryanair: cinismo controllato e autoironia senza filtri
Ryanair è un caso interessante: prende le lamentele e ci gioca sopra. Potrebbe essere un disastro, invece funziona per tre motivi:
il brand è coerente sul concetto low cost, zero fronzoli
il pubblico accetta lo scambio implicito del paghi poco e rinunci al superfluo
l’autoironia disinnesca la rabbia
Eh già, Prova a vedere con i tuoi occhi: prima che la community li massacri, si massacrano da soli. E così strizzano l’occhio ai viaggiatori che preferiscono una verità scomoda a una bugia gentile.
Alla fine, se il tuo servizio ha difetti inevitabili, puoi trasformarli in linguaggio, ma solo se sei coerente fino in fondo.
Ora questo va davvero gestito con moderazione e attenzione, però 👇
Cosa puoi rubare subito (legalmente)
Il tuo posizionamento è spigoloso?
non fingere di essere premium
rendi la tua onestà una firma
usa l’autoironia come scudo, non come arma
Liquid Death: estetica punk di prodotto banalissimo con l’identità enorme
Vendere acqua è come vendere aria in bottiglia. Infatti quei mattacchioni di Liquid Death hanno capito che il prodotto è secondario: la gente compra identità.
Hai dato un’occhiata al nostro caso studio?
Packaging da lattina metal
Tono provocatorio, e ci stiamo contenendo
Contenuti pronti alla viralità
Sostenibilità come parte del racconto, non come nota a piè di pagina
La sete è universale. Ma l’identità? Ecco, alcune persone vogliono sentirsi fuori standard anche mentre fanno una cosa banalissima, come bere acqua. Qui entra in gioco Liquid Death. Se il tuo prodotto è una commodity, la differenza non è nel prodotto. Deve essere nel linguaggio.
Cosa puoi rubare subito (legalmente)
Se il tuo prodotto è simile a quello di mille altri:
costruisci un mondo invece di un catalogo
dai un motivo identitario per scegliere te
rendi la tua estetica un simbolo riconoscibile
Ok, e io come faccio a trovare il linguaggio del mio pubblico?
A domanda legittima, risposta tagliente. Non lo inventi. Ascolti prima il pubblico. Poi lo scegli.
La scelta di un linguaggio comune non nasce in una stanza creativa, ma parte dalle conversazioni reali. Ecco un metodo semplice, ma rigoroso.
Tienilo nel taschino, o su una nota dell’iPhone
Ascolta dove il pubblico parla senza di te
Già, osserva i commenti sotto i contenuti dei competitor o bazzica i forum, Reddit o i gruppi Facebook (sì, esistono ancora). Senza parlare delle recensioni… una vera e propria miniera d’oro!Cerca le parole ricorrenti e le metafore più usate
Poi annota le frasi che sembrano già headline.Scegli 3 pilastri di tono di voce
Oh, non 12! Ad esempio: diretto, ironico, pragmatico.Tira giù un mini dizionario del tuo brand
E metti nero su bianco le 10 parole che usi spesso, le 10 parole che non userai mai, 5 battute ricorrenti e 5 metafore che ti rappresentanoInfine misura i KPI giusti
Non fissarti solo sui like quando è pieno di dati qualitativi. Parlare una lingua comune risuona per le persone. Però, a proposito di KPI abbiamo un approfondimento per te.
Guida pratica ai KPI social che contano davvero
La riflessione di oggi prende il la da una domanda strana, per quanto schietta sia. Ma tu che leggi, SMM o qualsiasi cosa tu faccia per pagare le bollette, mangeresti mai il brodo con la forchetta?
Mini conclusione (con schiaffetto affettuoso)
Se non performa, prima di maledire l’algoritmo fatti una domanda semplice: sto parlando alle persone giuste, nel modo in cui loro capiscono e sentono?
Perché quando trovi quel modo, i numeri diventano una conseguenza.
E a quel punto puoi anche spiegare il tuo lavoro a tua nonna.
Forse non capirà i KPI. Ma capirà che hai trovato il tuo modo di parlare al mondo. Questa, sì, è una vittoria!
📌 PS: in Not Just Analytics c’è un’intera sezione della piattaforma che aiuta i professionisti a capire se chi segue un profilo vede i contenuti e reagisce. Ne parliamo qui!





